Il libro:
Questo libro racconta la storia dei caffè a Cagliari dal
Settecento al Novecento. La città, attivo porto del
Mediterraneo, accoglieva nuove merci e nuove mode: cacao e liquori
esotici, cannelle, anice, canditi e ruhm cominciarono ad essere
consumati assieme ai moscati e alle malvasie della Sardegna nei
cabaretti cittadini.
I caffè diventarono luoghi di ritrovo per la buona
società e per il ceto medio, mentre nelle taverne i marinai
stranieri erano protagonisti di clamorose risse con portuali e
pescatori locali. L'arrivo, nel 1799, della corte sabauda in esilio
diede nuovo tono alla vita sociale. I caffettieri svizzeri e lombardi
introdussero brioches e pasticcini.
Il Risorgimento ispirò i locali cittadini che cambiavano
nome col procedere di battaglie e avvenimenti, ogni corrente politica
aveva il suo locale dal caffè dell'Indipendenza al
caffè della Costituzione; nel 1838 aprì il
caffè Genovese, ancora oggi esistente. A metà
Ottocento il Villacidro Murgia impiantava la prima distilleria a vapore
e la Zedda Piras vedeva i suoi vini premiati nelle esposizioni
internazionali. Venne anche a Cagliari il tempo dei
caffè-giardino e dei caffè-chantant, allietati
dalla presenza delle sciantose: era l'inizio della Bèlle
Epóque.
Il caffè Elvetico nel 1905 offrì la prima
proiezione cinematografica che impose l'apertura notturna dei
caffè per accogliere gli spettatori all'uscita. Tra le due
guerre la via Roma, lungo il porto, visse la sua stagione migliore
accogliendo sotto i portici, allagati dalla luce del Mediterraneo, i
più bei locali della città: David Herbert
Lawrence e Salvatore Quasimodo li frequentarono ricordandoli nelle loro
pagine.
Un'ampia e inedita documentazione archivistica e fotografica completa
il volume.
L'autore:
Carlo Pillai,
sovrintendente archivistico per la Sardegna, docente nella scuola di
Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell'Archivio di Stato di
Cagliari, collaboratore di numerose riviste storiche, ha pubblicato per
le Edizioni AM&D il volume Il Tempo dei Santi
(1994).
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